Il volto umano dell’Argentina
Uno a zero alla Nigeria nella partita inaugurale, quattro a uno alla Corea del Sud nel secondo match e due a zero alla Grecia nell’ultima gara del gironcino, per un parziale di sette gol fatti e due soli subiti. I numeri abbracciano l’Argentina ma non sono solo loro a farlo.
Quella presente in Sudafrica è una nazionale diversa da quella di Germania 2006 e anche dalle recenti seleccion. Questa Argentina, guidata da Diego Armando Maradona, è nuova e diversa. E’ nuova perché ha nel suo organico primizie fresche come Higuain, Messi, Aguero, protagonisti nel campionato spagnolo con Real Madrid, Barça e Atletico Madrid; è diversa perché verte in un’altra direzione.
Non sembra più essere una cozzaglia di campioni un po’ discontinui, ne la squadra che si perde per strada. Questa formazione, ha tutte le caratteristiche per imprimere un segno e probabilmente forte, nel mondiale. Assomigliano i biancoazzurri a quelle nazionali tremendamente toste che hanno fatto tremare vari mondiali: vedere Messico 86 per credere. Sembrano finiti gli anni di scoramento che coincidevano quando il numero 10 era su spalle mal disposte, come Ariel Ortega, e, la spedizione in terra africana fa presagire una caccia grossa.
Le armi sono calibratissime, oltre a Higuain, Messi ed Aguero c’è Milito (principe d’Italia e d’Europa), Veron, Tevez. Il bracconiere era un’ex arma da paura ed ora è un commissario tecnico che cerca di dare entusiasmo e partecipare, mettendoci la faccia, rispondendo da guascone e agendo da papà. Qualche anno fa Diego era in fin di vita in una clinica, oggi allena con un cuore che batte e con un pizzico di gestione di sé più oculata.
Questa Argentina è forte anche perché è fondamentalmente umana. Diego a fine partita abbraccia personalmente ogni ma proprio ogni giocatore, lui crede in loro e loro si fidano di lui. L’artista statunitense Hopper diceva: “Non dipingo quel che vedo, dipingo quel che provo”. Maradona non vedrà ancora da allenatore ma sta dipingendo una nazionale coi fiocchi.
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Commenti all'articolo (1)
E’ vero, è l’unica squadra che mi ha dato la sensazione del gruppo (di quelle forti intendo).